
Napoli si prepara a un appuntamento storico: nel 2027 la colmata di Bagnoli, l’ex area industriale che per oltre un secolo ha ospitato gli impianti Italsider, diventerà la base operativa della 38ª edizione dell’America’s Cup, la più antica e prestigiosa competizione velica al mondo. Su questa piastra di quasi 200.000 mq, realizzata negli anni Sessanta colmando a mare con cemento e scarti industriali il tratto compreso tra due pontili degli stabilimenti siderurgici, sorgeranno gli hangar, le officine e le aree tecniche dei team che parteciperanno alla Louis Vuitton Cup e alla sfida finale contro Emirates Team New Zealand.

GEO Impianti e Costruzioni SRL è orgogliosa di aver contribuito a questo intervento, operando come impresa subappaltatrice specializzata nella posa e nel collaudo di geomembrane in HDPE per le attività di capping ambientale della colmata.

Il capping ambientale: cos’è e perché è cruciale
Il capping è la tecnica scelta per la messa in sicurezza permanente del sito: anziché rimuovere integralmente la colmata — soluzione scartata per complessità realizzativa e costi — l’area è stata sigillata con un pacchetto di geosintetici in grado di impedire il contatto tra i materiali contaminanti presenti nel sottosuolo (metalli pesanti e idrocarburi) e l’ambiente sovrastante, consentendo al tempo stesso la realizzazione in sicurezza delle strutture destinate a ospitare gli equipaggi e il pubblico.
Il pacchetto di geosintetici da noi posato in opera è composto, dall’alto verso il basso, da:
- TNT (tessuto non tessuto) di protezione
- Geocomposito drenante delle acque
- Geomembrana in HDPE da 2,00 mm
- Geocomposito bentonitico
- Geocomposito drenante biogas
Questa stratigrafia multistrato garantisce una funzione di confinamento completa: il biogas eventualmente generato dal sottosuolo viene incanalato da trincee scavate al di sotto del pacchetto, in cui è stata installata una rete di tubazioni in PEAD fessurate, ed è poi gestito in superficie dal geocomposito drenante biogas; il geocomposito bentonitico offre una barriera impermeabile di sicurezza aggiuntiva, la geomembrana in HDPE costituisce l’elemento di tenuta principale, il geocomposito drenante delle acque smaltisce le acque meteoriche in superficie e il TNT protegge l’intero pacchetto dal punto di vista meccanico.

In questo contesto, il nostro team ha eseguito:
- la posa in opera di teli in geomembrana HDPE, stesi a secco e sormontati secondo la metodologia “a doppia pista”, con giunti a doppia saldatura e canaletta di prova centrale;
- la saldatura dei teli mediante macchine elettroniche ad elemento termico (cuneo caldo), garantendo la continuità e la tenuta dell’intero telo steso sulla piastra;
- il collaudo al 100% delle saldature, attraverso prove non distruttive a pressione (immissione di aria compressa nella canaletta e verifica della tenuta per almeno 5 minuti) e prove distruttive a trazione (peeling), eseguite ogni 300 ml di saldatura secondo le normative UNI EN 10567 e UNI EN 13067.

Un lavoro di precisione per un progetto sotto gli occhi di tutti
Bagnoli è oggi uno dei cantieri più osservati d’Italia, non solo per il valore sportivo e mediatico dell’evento, ma per il suo significato simbolico: restituire alla città un’area ferita da decenni di dismissione industriale e bonifiche rimaste incompiute. In un contesto così delicato, la qualità e la tracciabilità di ogni singola saldatura non sono un dettaglio tecnico, ma una garanzia sostanziale per l’ambiente e per chi vivrà e lavorerà su quell’area nei prossimi anni.
Per GEO Impianti, partecipare a un intervento di questa portata è motivo di grande soddisfazione professionale: conferma la nostra esperienza consolidata nella posa e certificazione di geomembrane HDPE anche nei contesti più complessi e sotto la lente pubblica, in continuità con il lavoro che ogni giorno svolgiamo su siti di bonifica in tutta Italia.

